23 feb 2014

Maledetto Ragnarök

22.02.2014. Bacheca Facebook invasa da condivisioni di link che parlano di Ragnarök: la leggenda norrena di una sanguinosa guerra tra le potenze della luce e quelle delle tenebre che avrebbe portato alla fine del mondo (come lo conosciamo noi). Sarebbe successo sabato, cioè ieri.

Fonte: popsci.com

All'inizio, attimi di terrore: la stessa paura irrazionale che prende quando, mentre stai guardando "The Ring" per la prima volta, squilla il telefono: numero sconosciuto - tu rispondi - dall'altro lato non c'è nessuno. 
Per quanto diversi pensiamo di essere dagli altri animali (con tutti quei discorsi sull'anima & bla bla), in fondo proviamo le stesse emozioni e sensazioni dei nostri parenti più stretti: gorilla, oranghi e scimpanzé. I nostri cervelli, nonostante milioni di anni di evoluzione, non ci hanno permesso di mettere completamente da parte il terrore atavico che provavano i nostri progenitori e che, quindi, saltuariamente proviamo tutt'oggi anche noi.

08 feb 2014

La Torre di Babele della comunicazione scientifica

Le recenti polemiche sul tema della ricerca scientifica in due diversi settori - quello delle cellule staminali e quello dei cosiddetti Organismi Geneticamente Modificati aka OGM - hanno, nonostante la banalizzazione, un piccolo vantaggio per la comunità scientifica: aver portato nuovamente alla ribalta argomenti molto importanti.

L'agenda settind dei media - sia Old che New - tende inevitabilmente a sottolinearne gli aspetti più scandalistici, lasciando in secondo piano i contenuti veri e propri. Con il danno collaterale di mettere in cattiva luce gli scienziati, ormai considerati una casta di tecnici persino peggiore di quella politica.

La genetica viene spesso associata - anche a causa dell'interventismo cattolico - a una manipolazione tecnocratica della vita, come se il lavoro di laboratorio fosse una pratica contraria al corso "naturale" delle cose. Prova ne è, ad esempio, la definizione di "Frankenfood", affibiata a qualsiasi elemento su cui l'uomo è intervenuto a livello di DNA.

Ma a quanti verrebbe in mente di chiamare il proprio cane frankendog? Eppure, il miglior amico dell'uomo è un caso esemplare di manipolazione del codice genetico da parte di Homo sapiens. Senza gli incroci selettivi operati dagli allevatori negli ultimi secoli, il comune lupo non avrebbe mai dato vita alle centinaia di razze di cui facciamo sfoggio in appartamenti e fiere.

http://visual.ly/evolution-dog
Credits: visual.ly

Lo sviluppo delle tecnologie ha permesso agli scienziati di profilare il genoma di un numero sempre crescente di specie animali, compresa quella umana. Da un lato, aprendo le porte a una molteplicità di applicazioni finora impensabile, capacedi migliorare la qualità della vita sotto diversi punti di vista, dall'altro rischiando di scatenare la reazione scandalizzata dell'opinione pubblica.

05 feb 2014

NSA e privacy: per "Le Scienze" è una nuova era

Nulla sarà mai più come prima

È con queste parole che inizia l'editoriale del numero di Febbraio 2014 di "Le Scienze" a firma di Marco Cattaneo.
Il direttore della versione italiana di "Scientific American" si riferisce alla pubblicazione da parte di Gleen Greenwald delle rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di spionaggio della National Security Agency (NSA), l'agenzia per la sicurezza nazionale statunitense, e alla conseguenze rivoluzione culturale in tema di tutela della privacy.

Credit: mashable.com


03 feb 2014

Verso il PDA: archivi pubblici e dati scientifici

La buona scienza ha bisogno di risultati trasparenti e riproducibili, spesso disponibili grazie ai finanziamenti pubblici. Per questo motivo, un numero sempre crescente di editori, agenzie per la raccolta fondi e scienziati chiede che l'archiviazione di dati pubblici avvenga in database open-access (accessibili a tutti).
I benefici per la comunità scientifica del cosiddetto "Public Data Archiving" (PDA) sono acclarati, ma la decisione di mettere a disposizione i dati scientifici spetta ai singoli ricercatori, che sono per lo più restii alla condivisione pubblica del frutto del loro lavoro, soprattutto a causa dei costi individuali che esso comporta.

Ciò probabilmente spiega perché il PDA è ancora poco diffuso in discipline come la biologia evoluzionistica e l'ecologia, che comprendono set di dati difficilmente comprensibili a un comune mortale (e che quindi necessitano di una elaborazione da parte di terzi).

Dominique G. Roche, ricercatore dell'Australian National University di Canberra specializzato negli studi sulla barriera corallina, ha avanzato insieme ad altri colleghi quattro proposte per favorire la partecipazione agli archivi di dati pubblici. Dimostrando, fra l'altro, che attraverso tali azioni i benefici del PDA ne supererebbero di gran lunga i costi.


A suo parere, saranno sicuramente necessari un abbassamento dei costi e/o un aumento dei benefici per coloro che detengono le informazioni primarie. Quelli pubblicati su PLOS Biology sono, in fondo, piccoli e semplici cambiamenti, che potranno però migliorare gli strumenti per archiviare correttamente e mettere a disposizione del pubblico i dati scientifici.